Nel 2015, per promuovere la transizione verso un’economia circolare, l’Unione Europea ha adottato alcune indicazioni, le cui proposte ed indirizzi legislativi sono state completate in quasi tre anni.
Nel 2019, la relazione sull’attuazione del Piano d’Azione UE per l’economia circolare che prevedeva ben 54 azioni ha contribuito ad avviare un sistema che punta sulle cosiddette “catene del valore”, oltre a integrare i principi per il riuso della produzione e consumo di plastica, della gestione dell’acqua, nei sistemi alimentari e di altri numerosi altri flussi di rifiuti.
L’obiettivo di una catena del valore è quello di aumentare il valore del prodotto o servizio. L’analisi della catena del valore punta a trovare modi per aggiungere valore al prodotto in ogni parte del processo al minor costo possibile, così da massimizzare i profitti dell’azienda (se parliamo di produzione industriale) e di competitività di un territorio (se caliamo il concetto all’attività di una pubblica amministrazione). L’intento di una catena del valore è quindi creare un vantaggio competitivo per l’azienda o un territorio, aumentando la produttività e la competitività e allo stesso tempo mantenendo i costi ragionevoli.
Purtroppo nessuna rilevanza è stata data alle città e ai territori, nonostante questi ultimi siano luoghi di gestione e sfruttamento dei flussi di risorse.
Le premesse per la realizzazione di città e territori circolari sono fortemente connesse a tematiche quali sviluppo sostenibile, resilienza e cambiamenti climatici. Ad oggi non esiste una definizione chiara e condivisa di cosa costituisca una città o un territorio circolare. Negli studi degli esperti, molto spesso la “città circolare” è vista come un sistema locale che è in grado di mettere in pratica i principi dell’economia circolare, tentando di chiudere i cicli delle risorse che utilizza, oltre che realizzare impegno sociale con i suoi stakeholder (cittadini, comunità, imprese, amministratori e stakeholder della conoscenza).
La Ellen Mac Arthur Foundation afferma che una città circolare incorpora i principi dell’economia circolare in tutte le sue funzioni, stabilendo un sistema urbano che è rigenerativo per definizione.
A prescindere dalle diverse definizioni presenti, le città e i territori sono detti “circolari” per sottolineare l’innovativo modo di vedere e soprattutto gestire le attività economiche e non, che hanno luogo in città.
Negli ultimi anni, numerose sono le città che hanno proposto strategie e intrapreso percorsi verso la circolarità come Rotterdam, Parigi, Londra, Madrid e altre. Inoltre, anche se prive di strategie circolari dedicate, in molte città di piccole e medie dimensioni sono state identificate azioni e attività promosse da enti internazionali come Climate-KIC, C40 Cities e 100 Resilient Cities.
Tutte queste iniziative possono essere riassunte in quattro tipologie principali:
- strategie locali;
- riqualificazione urbana;
- appalti pubblici;
- gestione dei rifiuti.
Nonostante le numerose iniziative e azioni intraprese negli ultimi anni, molti studi mostrano come le città e i territori siano al momento in una fase iniziale della transizione verso un modello circolare, poiché le città non sono state ancora pensate per essere inserite nei meccanismi dell’economia circolare.
Si tratta di una sfida nuova, stimolante che può regalare anche alle nostre città grandi opportunità di sviluppo con la “S” maiuscola.
Porta Soprana, nelle prossime settimane, sarà il luogo in cui proveremo a declinare un modello di transizione consono a un territorio e a una piccola realtà di provincia.