Cultura, dal latino còlere, coltivare. Basterebbe l’etimologia a restituirci il senso più profondo di questa bistrattata parola. Invece, nel tempo, ne abbiamo fatto uso e abuso, l’abbiamo snaturata e piegata alle nostre più cangianti esigenze, abbiamo tentato di restringerne o espanderne il significato, a seconda delle discipline, delle stagioni e delle mode. La vogliamo inclusiva?, la vogliamo esclusiva?
Talvolta mi chiedo semplicemente se la vogliamo ancora e cosa siamo disposti a fare per volerla.
Coltivare, che sia la terra, la cultura o la nostra città, richiede cura, attesa, pazienza, presenza, costanza, inventiva, laboriosità, genio, forza fisica e spirituale. Pensiero coltivato e produzione del sociale.
Un premio letterario è possibilità di partecipazione, è luogo di sospensione e indugio, è un pensatoio, un amplificatore di conoscenza, è rispetto e spazio di quella dilatazione temporale della quale chi coltiva necessita.
Ha ragione Giuliana Balzano, certo che dobbiamo esserne fieri di averne uno nella nostra città! Certo che lo siamo!
Un premio letterario è decoro, molto più di una pensilina di fiori, di una fontana. È sensibilità e spirito critico, genera dialettica è quell’urgenza sana di sentirci connessi, partecipi.
La cultura è e resterà sempre roccaforte contro il dilagante impoverimento. Perché solo il sapere. fortifica le fondamenta,senza potremmo solo ritoccare gli stucchi. L’eredità letteraria, i libri andrebbero custoditi, valorizzati, amati e appunto, coltivati come dal seme al frutto. Come azione reale nel presente che produce futuro per la cultura della comunità che lo abita.
Siamo ancora in tempo per smentire la profezia di Andy Warhol, secondo il quale “in futuro tutti i grandi magazzini diventeranno musei e tutti i musei diventeranno grandi magazzini”. Educare alla bellezza per imparare la convivenza.
Non si potrà mai definitivamente eliminare l’ambiguità profonda che ogni essere umano si porta dentro. Nessuno di noi è immune dall’odio, dall’invidia, dalla volontà di dominio. Ma le parole aiutano a ritrovare un senso. Aiutano, non solo a dire, ma anche a fare, perché il linguaggio è sempre performativo. È un’azione, che può cambiare il mondo.
Grazie a nome di noi cittadini, e a nome di un ex Sindaco che sempre crederà nella forza dei progetti sani!