La bozza di modifica del Decreto Balduzzi

Di seguito rimetto la bozza di modifica del Decreto Balduzzi, lasciata filtrare dal Ministero della Salute prima dell’adozione, come sempre avviene per atti di questa importanza: eh sì, perché questo testo è semplicemente epocale.

Si può discutere se una materia così importante come la Sanità possa essere riformata in modo così forte e incisivo con Decreti Ministeriali e non con legge ordinaria, ma la contingenza del momento che viviamo, sospesa fra PNRR e emergenza pandemica, non ha lasciato spazio a un iter parlamentare che avrebbe dilatato oltremisura i tempi, in assoluto contrasto con la necessità stringente di “governare” il sistema anche, se non soprattutto, in termini economici.

Appare chiaro che questo Governo non lascerà la Sanità così come l’ha trovata. La lettura del testo del decreto di modifica, un testo di rara coerenza e con una precisa visione della realtà che intende costruire, è una lettura molto difficile anche per chi ha masticato per anni la legislazione sanitaria: il campo di intervento è l’assistenza ospedaliera, ma rimanda ad un decreto parallelo che sarà emanato contestualmente per quanto riguarda l’assistenza territoriale, per la prima volta inserita in un “corpus” di norme specifiche: è una manovra a tenaglia, perché se è necessario razionalizzare la rete ospedaliera del nostro Paese, ancor più necessario è ristrutturare di sana pianta la rete dell’assistenza territoriale, rimasta legata ad una organizzazione che non è evoluta troppo rispetto al vecchio sistema delle Mutue finito nel 1978, basti pensare che siamo l’unico Paese d’Europa che ha all’interno del proprio sistema sanitario pubblico i Medici di Base e i Pediatri di libera scelta in rapporto di convenzione e non di dipendenza: credo che sul tema vedremo presto novità, di cui testimoniano alcune esternazioni del Ministro Speranza, e la levata di scudi dell’Enpam.

Venendo alle cose che ci riguardano da vicino, la bozza di modifica del Decreto Balduzzi introduce una ulteriore categoria di Ospedali oggetto di intervento, rispetto a quelle previste nel decreto ancora vigente di cui ho abbondantemente chiarito le caratteristiche nell’intervento della scorsa settimana, e che restano invariate: si tratta dell’Ospedale di piccole dimensioni.

Questa previsione organizzativa supporta completamente l’ipotesi che raccomandavo nel mio precedente intervento, e cioè che la vera battaglia sta nel far riconoscere alla Regione Liguria il nostro Ospedale come Ospedale inzZona particolarmente disagiata, se non vogliamo diventare un Ospedale di Comunità, che poi non è un Ospedale, e perdere il Pronto Soccorso.

La regione Liguria ha da tempo fatto capire la propria direzione.
Ciò detto, quanto sopra è ancora fattibile (non certo aspettando le parole che verrano a pronunciare in valbormida come scritto sui giornali a gennaio) ma richiede la determinazione e l’intervento diretto e immediato di chi rappresenta la nostra Comunità, e cioè del Sindaco di Cairo Montenotte in quanto presidente dell’articolazione zonale della conferenza dei sindaci dell’ASL, di tutte le forze politiche, delle Istituzioni cittadine, e delle rappresentanza sindacali.

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