Era il 17 novembre 1990 quando a Cairo Montenotte, momento unico nella nostra storia, faceva visita il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga per la commemorazione di Francesco Cesare Rossi e per la visita allo Stabilimento Ferrania 3M. In quel periodo la ValBormida aveva un rappresentante in parlamento, il sottosegretario all’interno avv. Gian Carlo Ruffino, e contava una amministrazione comunale retta dall’avv. Pietro Castagneto, eletto in forza di quello che venne definito un epocale “concordato storico” tra DC e PCI il cui uno dei principali artefici fu Ezio Fossati. Cossiga definì in quell’occasione Cairo una delle “cento capitali del nostro paese”.
Cairo in quel periodo era il polmone produttivo della Provincia di Savona, uno dei più importanti della Liguria. Con quella forza si potevano sperimentare processi di innovazione politica in cui il pluralismo di idee e il confronto vasto era il minimo comune denominatore di quella che si sentiva davvero una Città con la C maiuscola.
La politica di quel tempo era stata capace di portare nell’ASL la clinica della Maddalena che diventava Ospedale San Giuseppe anche grazie ad un accordo che vedeva il trasferimento dell’ospedale pubblico proprio da Milesimo a Cairo Montenotte. Nessuno, a livello regionale, si sognò di contrastare tale progetto.
I ricordi di quel periodo, in cui Cairo era davvero una Città in cui si sperimentava una nuova politica forte della sua dinamicità imprenditoriale e della coesione politica mi sono stati regalati dai racconti di Piero negli anni in cui ho avuto la fortuna di averlo come mentore del diritto.
Il 17 novembre 1990 rappresentò altresì la fase in cui Cossiga iniziò a “picconare” per poi diventare noto come il Presidente “picconatore” per le sferzate che diede con le sue parole alla politica italiana. Due sono i passaggi del discorso in Comune che mi sono rimasti impressi. Nel primo disse: “…dal mio Partito mi sono staccato, non perchè siano venute meno le mie convinzioni ideologiche, ma perchè non lo ritenevo compatibile, neanche esternamente con l’indipendezna che deve avere il Presidente della Repubblica” sancendo un principio che dovrebbe essere ben caro ad ogni amministratore pubblico“. Nel secondo un accenno al concetto di progressismo: “…io non sono reazionario e vengo considerato (la dolorosa testimonianza di Aldo Moro) progressista anche troppo… Mi è venuta voglia di parlare perchè ho visto delle facce oneste. Non so chi di Voi sia comunista, socialista, missimo, democristiano. Non me ne importa niente: sono venuto in una bella cittadina in cui è nato un mio amico, in cui ho visto che non sapeva parlare elegantemente soltanto il mio amico, ma anche il Vice Sindaco, per cui penso che sia questione di aria e di acqua ed allora mi è venuta voglia di parlare.
Cairo ha bisogno oggi di ritrovare quel momento e di ritrovare quella autorevolezza della politica e per tornare in allora serve tanto progressismo, tanta indipendenza e tanta voglia di studiare e di lavorare.
Forse siamo ancora in tempo per farlo.