Siamo stanchi, e ce ne rendiamo conto sempre di più. Non stanchi della stanchezza consueta, quella che ogni anno, in questo periodo dell’anno, ci porta a dire che non vediamo l’ora di staccare. Siamo stanchi del disorientamento, del non capire esattamente cosa ci stia succedendo, del non riuscire a immaginare una strada.
Probabilmente perché siamo fuori centro da un paio di decenni e solo adesso ci rendiamo conto che le cose precipitano. Ma proprio quando le cose precipitano occorre provare a pensare il dannato e rimpianto “noi”.
Abbiamo di nuovo l’Rt sopra all’uno, eppure per qualcuno è un prezzo congruo pur di coccolare la propria personale libertà, o licenza che sia, pretendendo molto e osteggiando tutto.
Sta girando una idea strana di cosa significhi essere liberi, che poi è un pò come quelli che pensano di poter guidare un auto senza freni e sfrecciare a tutta velocità davanti ad una scuola all’ora di uscita degli alunni.
Io penso che obbligo vaccinale e green pass siano fondamentali per l’Italia in questo momento storico.
Il concetto di obbligo vaccinale ha fondamenti di natura costituzionale (lo dice la Corte Costituzionale con la sentenza n° 5 del 2018) contemperando il diritto alla salute del singolo con il coesistente e reciproco diritto degli altri e con l’interesse della collettività.
Inoltre tutte le pandemie, incluso il colera del 1973, sono state affrontate con l’obbligatorietà dei vaccini e con campagne a tappeto. Solo a Napoli in una settimana furono in allora vaccinati 1 milione di cittadini per un epidemia che fece 24 morti.
Ma il tema è solo in seconda battuta giuridico.
Se avessimo Il coraggio di essere la libertà degli altri … se riuscissimo a ricordarci che un concetto di libertà non è solo declinabile come libertà DI ma libertà DA, ricorderemmo che la singola libertà è quasi vana se non è collettiva.
E’ quasi sempre retorica individualistica.
Il genere di libertà davvero importante richiede attenzione, consapevolezza, disciplina, impegno e la capacità di tenere davvero agli altri e di sacrificarsi per loro e con loro, in una miriade di piccoli modi. Questo è imparare a pensare. L’alternativa è l’inconsapevolezza, la modalità predefinita, la corsa sfrenata all’egoismo, il menefreghismo.
Qui la morale, la religione, il dogma o le grandi domande sulla vita dopo la morte non c’entrano. La Verità con la V maiuscola riguarda la vita sulla morte. Riguarda il poter vivere e far vivere, in modo consapevole, adulto, culturale.
Il rischio zero non esiste, potrei elencare mille esempi, in mille momenti e in svariati mestieri, ma non si può sempre accettare passivamente e rifiutare di assumersi un rischio, di chiedersi quali valori vengono coinvolti dalle conseguenze e soprattutto se le conseguenze riguardano gli stessi soggetti o soggetti differenti, o un’intera comunità.
E allora il tema oggi è ancora una volta quello rappresentato dalla qualità dei nostri gruppi dirigenti diffusi. Chi ricopre cariche pubbliche e istituzionali o di rappresentanza di fronte a questa regressione culturale e civile, la contrasta o la insegue?
In questi frangenti si vede con chiarezza chi è in grado di essere classe dirigente e chi costantemente si conferma poco credibile, poco autorevole e incapace di dare il minimo buon esempio.
In questi casi non si sta nel mezzo fingendo di essere più tolleranti, si devono trattare le persone da adulti come finalmente ha fatto Draghi.
Bisogna allora abbandonare l’illusione che si possano evitare le incertezze della vita e che il paternalismo pubblico ci possa sollevare dall’onere della scelta. Non è così e non lo sarà mai.