“Ogni volta che si entra in una piazza ci si trova in mezzo al dialogo”, così scriveva Italo Calvino … per questo le piazze sono sempre state importanti per le città.
Le transenne davanti ad un cantiere dicono che quando si è in ricostruzione (o in demolizione) bisogna delimitare uno spazio intorno in modo che i non addetti ai lavori non inciampino per sbaglio nelle buche, nel ferro a vista e nei sacchi di fatica chè poi succede che ci si fa male … le transenne mi hanno detto che le cose si muovono e che magari verrà un capolavoro, ma non sanno dire di più … così non è che c’è solo curiosità c’è volersi sentire parte, perché si è sempre parte della propria città ..e sapere almeno quello che potrebbe essere detto, che è un anno che siamo pieni di altre infinite incertezze.
Con i passaggi chiari, magari si sentirebbe meno la mancanza di quel che non c’è.
Si inizia sempre almeno in due a parlare e almeno in due si finisce, anche se ci assolviamo dal nostro tacere.
Non ho mai pensato che l’intervento sulla piazza non fosse da farsi, se vi fossero state le condizioni economiche i lavori sarebbero iniziati anni or sono, ma continuo a pensare a quelle opere che renderanno irreversibile lo spostamento del mercato siano inutili.
E questo è un punto che merita chiarimenti … il mercato, in Piazza della Vittoria, c’è sempre stato. Lo ricordo da bambino, lo ricordano persone più anziane di me. A fine anni 90′, quando l’Amministrazione Chebello decise la pedonalizzazione della Piazza e fu costruito il silos interrato, si fece una scelta volta al mantenimento del mercato su Piazza della Vittoria permettendo più parcheggi e zero disagi per la circolazione.
Negli anni molti hanno investito sui fondi commerciali di quella zona proprio perchè al giovedi potevano avvalersi di una vetrina a disposizione degli astanti del mercato.
Non capisco come si possa essere riottosi a discutere qualsiasi argomento interessi davvero ai cittadini.
Quando siamo nati come Stato repubblicano non eravamo cittadini così istruiti ne’ vigeva un diffuso senso civico o una vasta acculturazione di tipo democratico. Ma esisteva una civiltà di modi, una costumatezza delle relazioni sociali, un antico riguardo per le forme e per i ruoli, un generale rispetto per il sapere e per la collettività. Convivenza è libertà di discussione. Rispetto delle autorità, valore della competenza si’, ma coesione in vista di un traguardo collettivo, solidarietà di gruppo, ascolto e informazione … il principio del consenso dal basso, la regola della maggioranza. Solo a queste condizioni si creano il sapere realmente libero e un ambiente sociale dove al potere della politica e dell’economia (o della demagogia e della corruzione che sono i loro frequenti sottoprodotti) siano in grado di contrapporsi gerarchie diverse.
Questa piazza è un bene comune non appartenenza propria, è lì che qualcuno ha bisogno di stare ad ascoltare qualcosa che qualcun’altro oppure se stesso, ha da dire a lui.
Per questo ne avrebbe e ne avremmo diritto.