Prima di ogni appartenenza viene il dovere della cittadinanza

E’ dalla scorsa campagna elettorale che assistiamo alla costante presenza a Cairo di politici “attivi” in Regione, non da ultimo per l’inaugurazione della Piazza.

Cinque anni fa, la loro presenza confermava che il nostro territorio era politicamente appetibile, nel tempo, anche alla luce delle allora super promesse ospedaliere, in realtà si è rilevata una presenza volta al far prevalere i propri interessi a scapito di quelli dell’intera comunità.

Paghiamo in termini di qualità della vita, di salute, di occupazione, di carenza di servizi e di tutela del territorio.
Le promesse fatte in passato, quelle sulla volontà di riavere un pronto soccorso, quelle sull’assoluta certezza della necessità e importanza dei privati, sono state entrambe smontate e ritrattate da loro stessi, e così reiterate in questi giorni, la grande quantità di soldi pubblici investiti dove e come transitati a Cairo negli anni scorsi (4,5 milioni a detta della Viale), non hanno prodotto alcun risultato accettabile a favore della popolazione.

Tutti sappiamo che In valle ci sarebbe bisogno di un punto di riferimento per le visite ambulatoriali e per una diagnostica di laboratorio e di immagini consona alle esigenze dei valligiani,ossia la possibilità di diagnosi in loco,per poi poter essere curati in siti idonei e semmai anche un luogo dove proseguire un adeguato percorso post operatorio. Per non parlare di un hospice dove seguire i malati terminali. Per non parlare della radiologia che siamo precipitati indietro di 30 anni.

Il 30.10.2020 un documento di sintesi, condiviso tra i sindaci e i sindacati, per un nuovo modello di sanità per la Val Bormida. Diciannove sindaci della Val Bormida e il Comitato Sanitario Locale Valbormida per la creazione di un documento unitario con le proposte immediate e a lungo termine da presentare alla Regione.

Il 01.12.2020 il Consiglio comunale ha approvato all’unanimità il documento unitario sulla sanità redatto il 30 ottobre dal distretto socio-sanitario in una riunione allargata a cui avevano preso parte anche i sindacati Cigl, Cisl e Uil e il Comitato Sanitario Locale.

Il documento sottoscritto, per quanto riguarda l’ospedale, chiedeva riapertura, per il breve periodo, del PPI h24 e, per il lungo periodo, del Pronto Soccorso h24. Poi l’ampliamento dell’offerta dei servizi ambulatoriali e di specialistica, l’attivazione del Day Hospital, con possibilità di ampliare i servizi con apertura alle terapie oncologiche, e del Day Surgery, la riorganizzazione dell’ospedale attraverso la valorizzazione dei reparti, in particolare di quello di Riabilitazione, oltre al rilancio della già ferma richiesta di riconoscere il San Giuseppe come ospedale di Area Montana.

Eppure è bastato che Toti osannasse il nuovo ospedale di comunità (senza accennare a cos’è) perché il sindaco di Cairo Montenotte, affermasse che un pronto soccorso a Cairo non serve più.

La Regione Liguria non ha chiarito la missione dell’ospedale di Cairo. I cittadini non sanno, e non certo per ignoranza, e dalle voci non sa molto nemmeno il personale Asl, e non certo per incuranza (d’altronde c è chi si è visto portare via l’armadietto dalla notte al giorno).

La risposta l’hanno data ieri in consiglio regionale, quando,sul sospendere la trasformazione dell’ospedale di Cairo Montenotte in ospedale di comunità e di ascoltare le richieste del territorio prima di qualsiasi decisione definitiva, hanno votato No.

La sperimentazione gestionale che si sta delineando è profondamente lontana dall’esigenza di avere un ospedale e un pronto soccorso, e cambierà ulteriormente il rapporto pubblico e privato in sanità. Di fronte al tema della cronicità, della non autosufficienza, di fronte ai problemi dell’innovazione tecnologica sempre maggiore, di fronte ad un territorio montano e disagiato come il nostro, non si può non sapere. Anche questo è diritto alla salute.

Una popolazione che ha diritto di sapere da un anno e mezzo cosa le sta accadendo, cosa avrà e cosa non avrà.
Occorrere CAMBIARE si!e diventare protagonisti di un futuro migliore che i cairesi meritano a pieno titolo, visto che il CAMBIAMO è riuscito solo in peggio.

“Prima di ogni appartenenza viene il dovere della cittadinanza”.
Ovvero un sindaco deve prima avere e fare l’interesse della comunità che amministra, poi quello della alleanza con cui va alle elezioni, poi quello del partito e infine la legittima ambizione personale (le ultime tre solo se non viene meno la prima).

Non è facile essere conseguenti rispetto a questo ordine. Ma ho sempre pensato che questa scala di priorità sia l’unica bussola da tenere presente per provare a trovare una via nella ricerca quotidiana di un senso nelle cose e nella politica.