Visto che la moda di guardare a quello che non avevano fatto quelli prima va sempre più in voga, soprattutto nell’inoperosità di chi amministra, ribadisco quello che fu messo su un tavolo anni or sono.
Ciò che può e deve essere ottenuto con urgenza, in una trattativa diretta con la Regione (e non con l’ASL, cui compete solo la gestione delle scelte politico-organizzative assunte dal Governo regionale), è il riconoscimento del nostro Ospedale come Ospedale di Base in zona particolarmente disagiata: i requisiti li abbiamo tutti, anche grazie (si fa per dire) alle politiche regionali che hanno impedito lo sviluppo di collegamenti viari degni di questo nome nella nostra area di riferimento.
Aprire questa trattativa con la Regione compete al Sindaco in primis, ed ai suoi Colleghi che con lui costituiscono la Conferenza dei Sindaci di Zona.
L’inerzia è responsabilità.
Superato questo primo passaggio pregiudiziale del riconoscimento, tutt’altro che scontato tuttavia, dopo non ci sono voli pindarici da fare.
La struttura organizzativa disegnata dalla norma è chiaramente identificata nella sua semplicità ma di grandissima utilità:
- attività di pronto soccorso con la conseguente disponibilità dei necessari servizi di supporto;
- attività di medicina interna e di chirurgia generale anche se ridotta;
- un reparto di 20 posti letto di medicina generale con un proprio organico di medici e infermieri;
- una chirurgia elettiva ridotta che effettua interventi in Day Surgery o eventualmente in Week Surgery con la possibilità di appoggio nei letti di medicina (obiettivo massimo di 70% di occupazione dei posti letto per avere disponibilità dei casi imprevisti) per i casi che non possono essere dimessi in giornata; la copertura in pronta disponibilità, per il restante orario, da parte dell’equipe chirurgica garantisce un supporto specifico in casi risolvibili in loco;
- un pronto soccorso presidiato da un organico medico dedicato all’Emergenza – Urgenza, inquadrato nella disciplina specifica così come prevista dal D.M. 30.01.98 (Medicina e Chirurgia d’Accettazione e d’Urgenza) e, da un punto di vista organizzativo, integrata alla struttura complessa del DEA di riferimento che garantisce il servizio e l’aggiornamento relativo;
- possibilità di eseguire indagini radiologiche con trasmissione di immagine collegata in rete al centro hub o spoke più vicino, indagini laboratoristiche in pronto soccorso.
Pare, ma altro non è dato sapere, che il Decreto Balduzzi sarà a breve oggetto di revisione: è molto ragionevole attendersi che verrà rivisto davvero, però alla luce della legge di bilancio e del PNRR, in cui è già scritto che gli investimenti in sanità, quei pochi che saranno fatti, andranno alle attività territoriali, e dunque inevitabilmente sugli ospedali ci sarà una stretta forte: non solo la coperta è corta, ma c’è anche il fatto che la Liguria ha grossi problemi di bilancio da risolvere: si prefigura una tempesta perfetta!
Dopo il riconoscimento di area disagiata occorrerà poi una riorganizzazione intelligente ed efficiente del territorio (implementando letti territoriali di ospedale di comunità, di cure intermedie e di hospice, organizzando le Case della Salute, utilizzando con formule innovative la Medicina di Base e l’assistenza infermieristica), si potrebbe creare un “mix” di attività sanitarie ospedaliere e territoriali tale da mettere in sicurezza davvero la salute dei cittadini.
Tutto ciò senza abdicare all’idea che questo impianto complessivo possa attrarre nell’area ospedaliera altri soggetti – anche, e non solo, quelli che già in passato avevano mostrato interesse – disposti ad investire in attività sanitarie: è l’unica via da seguire per invertire un corso degli eventi purtroppo già chiaramente segnato.